MUSICA RIBELLE

Musica Ribelle è un’opera che per i suoi contenuti e per la sua forza evocativa permette, in particolare in questo momento storico, di parlare un linguaggio di verità e di autenticità, sia alle nuove generazioni sia al pubblico tradizionalmente legato al teatro di prosa. Uno spettacolo emozionante, schietto, crudo,eseguito da un cast di grandissimo talento e un gruppo di musicisti, anch’essi attori, che suonano dal vivo. Il tutto in una cornice scenica essenziale ed efficace, in cui si inseriscono soluzioni di video grafica di alto impatto espressivo.

IL PERCORSO

Secondo un ormai consolidato iter produttivo, Musica Ribelle è nato artisticamente contestualizzato nella selezione del cast.

Il gruppo di attori/cantanti che daranno vita all’opera è il risultato di tre workshop organizzati in collaborazione con il Teatro Nazionale della Toscana e il Teatro Goldoni di Livorno. Degli oltre 600 partecipanti ai casting, inizialmente 50 attori e 10 musicisti hanno dato vita a quel nucleo da cui sono emersi i 15 attori/musicisti che compongono il cast di Musica Ribelle.

Lo staff é stato coinvolto in un intenso lavoro di condivisione delle idee sul tappeto, che portasse ad elaborare un immaginario comune. Una serie di confronti che giorno dopo giorno ha arricchito il progetto di spunti, suggestioni, disegni, umori, contaminazioni, arrivando alla fase più propriamente produttiva con un’idea, un immaginario, già condiviso in nuce. Approfondimenti con esperti sui temi propri degli anni ‘70. Cultura, spettacolo, politica, con bibliografie, filmografia e seminari ad hoc. Il tutto teso ad assicurare ai giovani interpreti un background non occasionale o superficiale, ma una vera opportunità di approfondimento umano e professionale.

Questa cura nella preparazione dello spettacolo rende Musica Ribelle un prodotto assolutamente “sui generis” nel panorama del teatro musicale italiano.

Musica dal vivo. Una cifra irrinunciabile per la nostra compagnia. Completamente ri arrangiati sotto la supervisione dello stesso Eugenio Finardi, alcuni brani sono riproposti in versione originale, altri interamente contestualizzati nei nostri giorni. Sonorità progressive, punk, hip hop, techno. Ma anche ballate e medley dei brani del primo decennio della carriera del più “ribelle” cantautore italiano. Tra gli altri: Dolce Italia, Patrizia, Diesel, Voglio, Non è nel cuore, Un Uomo, Extraterrestre, La radio, e gli immancabili La forza dell’amore e Musica Ribelle. Una colonna sonora che di per sé rappresenta un affresco di un intero decennio.

LA STORIA

Milano, oggi. Un vecchio scantinato da tempo in disuso viene affittato da una street gang di giovani rapper, graffittari, dj per preparare un rave notturno. Lo occuperanno solo per una settimana, un periodo troppo breve per non insospettire l’attempato proprietario della cantina, il signor Hugo. In realtà quello non è il suo vero nome, ma quello dato a Lara93, giovanissima leader della gang, anche lei “protetta” da nickname di circostanza. Tra i due nasce subito uno scontro fatto di schermaglie verbali, che nasconde però una profonda curiosità reciproca. Con Lara93 c’è anche Katia, artista di strada, ecologista, macrobiotica, magneticamente attratta dall’amica. Arianna, ragazzina “bene” in fuga da casa e in cerca di una “vera” famiglia; Jenny e Nero, una coppia di giovani all’eterna ricerca i sballo ed emozioni forti, ma che nascondono storie di violenza domestica, sesso a buon mercato, sostanze e libertà precoce. Geppo è il nerd del gruppo. Internauta, hacher, innamorato del funky anni ’70, ma anche pusher di tutta la gang. Robin è il tuttofare del gruppo, nonché ladruncolo che fa del furto la propria forma di protesta. Infine un rapper/dj oscuro e taciturno.

Tutti costantemente su di giri. Tutti immancabilmente armati di smartphone e tablet.

Dopo una complicata “trattativa” con il proprietario, finalmente i ragazzi hanno le chiavi cella cantina. Entrano quindi alla scoperta di un seminterrato pieno di polvere e cianfrusaglie e “storie”, tante storie.

Passano pochi secondi dall’uscita di scena della giovane gang che la porta del seminterrato si riapre per far entrare una figura dall’incedere incerto. Nel buio si ccende uno zip. La figura Inciampa, impreca, poi raggiunto un vecchio divano, sempre nella semioscurità, si sdraia recuperando qualcosa con cui coprirsi.

Pochi istanti e irrompe una ciurma di ragazzi. Voci alte, discussioni animatissime. Si parla di politica e musica. Il primo del gruppo accende le luci al neon. Una luce fredda invade il luogo. É la stessa cantina ma ora siamo nel ‘73, e quello è il covo di un collettivo politico, la sua sala prove, la sua stamperia, la sua radio libera.

Vento, un ragazzo ribelle, sempre “contro”, impegnato politicamente ma anche un po’ superficiale e sognatore cui l’ortodossia va stretta, è il leader di un collettivo giovanile. Con lui Patrizia, giovane attivista di sinistra, cattolica, innamorata di Vento; Zerbo, l’amico del cuore, organizzatore della radio libera del collettivo e dei concerti della band di Vento. E poi Spillo, Lucio, Marco, e le femministe del collettivo, Paola, Anna e Carla, oltre ai musicisti. I ragazzi sono immersi, come molti della loro generazione, nelle utopie e nelle contraddizioni degli anni settanta, decennio che la nostra storia attraversa per intero. Sogni, amore, musica, impegno politico ma poi anche droga, p38, disillusione e fallimento.

Le storie dei due protagonisti, corrono in parallelo. Sette anni per Vento e il suo collettivo, sette giorni per Lara93 e il suo mondo di dropouts ai margini del sistema. Sarà lei a scoprire la vita segreta e la storia nascosta di Hugo, attraverso i suoi diari giovanili ritrovati tra le cianfrusaglie dello scantinato. Mentre la sua vita rapidamente scivola nell’incubo dell’anoressia.

Vento invece nel corso di quegli anni straordinari, si allontanerà sempre di più dal gruppo, perdendo Patrizia, entrando in contrasto con il collettivo e rifugiandosi progressivamente nell’eroina. É la fine dei sogni di rivoluzione, delle radio libere, del parco Lambro. E’ l’epilogo di un’epoca nelle morti di Peppino Impastato e Demetrio Stratos. La fantasia lascia il posto alla lotta armata. Poi il disimpegno e il riflusso.

Il finale è tragico. Una notte Vento va in overdose. A dargli l’ultima dose è l’”amico” Zerbo che, terrorizzato, lo abbandona al suo destino dopo aver chiamato Patrizia. É lei a trovarlo riverso a terra e a tentare di soccorrerlo. Nello stesso luogo, ma in un altro tempo, é Arianna, la ragazzina “bene” a sballare con pasticche e alcool mentre i ragazzi si preparano per il rave. Ad approfittare di lei è l’”innocuo” Geppo, anche lui pronto ad abbandonare la ragazza, collassata e in preda ad un malore. Lara93 proverà ad aiutare l’amica, ma la sua magrezza ormai cronica le impediscono di aiutare Arianna. Saranno Nero e Jenny, i “cattivi” del gruppo, a portare la giovane in ospedale e a salvarla.

Nell’ultima scena molte verità vengono a galla. Il padre di Arianna è Zerbo, diventato ormai un professionista affermato e senza scrupoli. È Hugo il ragazzo in overdose che lasciò per terra quarant’anni prima in quello stesso scantinato dove la figlia ha rischiato di morire.

E poi l’ultimo confronto tra la giovane Lara93 e l’imbiancato Vento. Un confronto tra due generazioni, due cuori separati da 40 anni di vita.

Dopo un tenero saluto Lara93 riconsegna le chiavi e risale le scale del seminterrato. Di corsa urta contro un ragazzo moro, riccioluto, con una chitarra a tracolla e le cuffiette. I due si guardano per un attimo. Poi lei prosegue.

Il ragazzo scende le scale e si para davanti all’uomo che sta lentamente riordinando la stanza.

“Ciao a tutti… Cercavo un fondo per la mia band”…